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Violenza in quarantena

Come chiamare la polizia al volo

Marinella Ferranti

Psicoterapeuta

Contro la violenza, che a volte viene taciuta per mille motivi, un aiuto concreto viene dalla Polizia di Stato che  ha reso disponibile a tutti   l’APP YOUPOL per segnalazioni anche anonime di violenza (e/o di bullismo e spaccio di droga).

Si scarica sul cellulare e viene abilitata con la funzione di trasmettere messaggi in tempo reale in italiano, francese, inglese o tedesco alla Polizia di Stato. Con essa si può anche chiamare il 112 direttamente. Si possono scrivere non più di 500 caratteri, frasi semplici non ambigue che chiariscano il dove, il chi, il quando, il come, il perché. Possono inviare segnalazioni di casi di violenza anche i testimoni diretti e indiretti corredando la segnalazione con  audio, video, foto. La registrazione all’APP YOUPOL comporta la localizzazione del telefono quindi la Polizia sa dove si trova il richiedente di aiuto e può, se necessario, intervenire sul posto. 

Nel momento in cui si registrano episodi di violenza è opportuno segnalarli immediatamente per non creare false aspettative nella vittima e nei suoi familiari in quanto, gli operatori lo dicono con fermezza, le violenze vanno bloccate sul nascere altrimenti diventano episodi frequenti, ripetuti  e confusi tra ricatti , false promesse, sensi di colpa, minacce. 

In particolare va segnalato il ruolo fondante dei figli e/o parenti assenti (violenza indiretta) e di quelli presenti alla violenza (violenza assistita), che viene esercitato attraverso comportamenti, i più diversi: chi fa finta di niente per “quieto vivere”, che si fa sostenitore di giudizi del tipo “è lei che lo irrita…è lui che la umilia”; “papà ci vuole bene ma è molto stanco e non sopporta più niente”, “mamma lo provoca e lui la sopporta suo malgrado da sempre” , “i panni sporchi si lavano in famiglia”etc. etc. 

In ogni caso ci si augura che da qualcuno della famiglia  o della famiglia allargata venga colta la necessità di fermare la violenza in famiglia che porta con sé disperazione, false aspettative, inutili speranze e che blocca la crescita armonica dei figli. Nella maggior parte dei casi essi hanno difficoltà di concentrazione negli studi, rimangono in uno stato di perenne allarme che li domina e li confonde, rischiano di replicare nella loro vita gli episodi di violenza sia come aguzzini che come vittime. 

Invitiamo soprattutto i figli di vittime spaventate che non sanno difenderli dalla violenza in famiglia   a non pensare come “normali” gli episodi a cui assistono (…”non si può avere tutto dalla vita”…”l’amore è così”… ) e parlare di quello che sanno o vedono di persona a chiunque sia disponibile ad ascoltarli e, in mancanza di questo, a rivolgersi direttamente alla Polizia. In questo modo si riesce a togliere a chi opera violenza ogni potere e molto spesso si riesce a salvare in tal modo tutta la famiglia che non merita di vivere nella paura. Anche chi realizza violenza può trarne beneficio cercando altre occasioni, oltre la violenza, per affermare il suo bisogno di dominare. Le case-famiglia per le vittime, l’aiuto a sopravvivere anche senza la persona violenta, gli operatori specializzati nel compito di recuperare quest’ultima, sono tutte opportunità per la famiglia denunciante. 

Marinella Ferranti

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